MOTIVAZIONE  "Benchè ferito due volte,  
non abbandonava il combattimento, anzi valorosamente si 
slanciava avanti nella trincea nemica e, gridando "Savoia", 
incitava i compagni a  seguirlo, finchè il piombo nemico lo  
rendeva cadavere. Le ultime sue parole furono: 
"Viva l'Italia!-Alpe di Cosmagnon, 10 ottobre 1916." 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  B.CICLISTI 
   
 
 
CARDELLI TORQUATO 
di Cesare e di Isabella Cantini  
 
 Nato a S.Ermo di Lari ( Pisa) 11 ottobre 1895 
morto a Monte Pasubio il 10 ottobre 1916 
 
                                                                         Medaglia D'oro  
 
  7° BERSAGLIERI CICLISTI
 
Cardelli fu chiamato alla visita di leva il 12 novembre 1914 
all'età di 19 anni. Ma il giovane, pieno di forze e di amor patrio, 
si arruolò il 16 gennaio 1915. Il suo numero di matricola era 
il 137, classe 1895, destinazione 5° rgt bersaglieri, passato poi 
al 7° btg. Ciclisti. 
Il 24 maggio, alla dichiarazione di guera all'Austria , varcò il 
confine col reggimento e prese posizione sul medio Isonzo. 
Combattè sul Kolovrat, a Santa Lucia e a Santa Maria di Tolmino 
e comportò brillantemente nell'assalto al trincerone del Monte 
Mrzli. Ferito in combattimento e ammalatosi di tifo nell'agosto 
1915, dopo lunga permanenza in luoghi di cura, nel giugno del 1916 riprese il suo posto in trincea e venne assegnato al VII btg. 
Ciclisti del 7° rgt. bersaglieri col quale, ai primi di ottobre, si  
trasferì in Vallarsa, ai piedi del Pasubio. Durante le operazioni 
condotte dalla prima Armata e dirette alla riconquista del Col Santo e del costone di Portule, il 7° Ciclisti, unitamente al 72° 
rgt. fanteria, ebbe l'arduo compito di procedere alla conquista 
dell'aspra dorsale dell'alpe di Cosmagnon e occupare quindi il pianoro fra il Pasubio, il Roite e il Col Santo. Il 10 ottobre, inerpicandosi lungo gli aspri canaloni della Vallarsa, i bersaglieri 
del 7° battaglione e i fanti della brigata "Puglia" piombarono sulle posizioni nemiche, e benchè duramente provati dal fuoco avversario, riuscirono a sboccare sull'Alpe di Cosmagnon. 
Un gruppo di valorosi bersaglieri Ciclisti si lanciarono all'assalto 
delle posizioni nemiche. In prima linea, tra gli ufficiali, vi era anche il bersagliere Cardelli che, mentre procedeva con passo agile verso la trincea da espugnare, venne colpito da una pallottola 
che gli si conficcò nella spalla destra. Ma ciò non bastò a fermarlo 
e continuò la sua marcia verso il nemico con dietro a sè altri valorosi. Anche se un'altra pallottola gli perforò il braccio sinistro, proseguì comunque l'avanzata, come nulla fosse, trascinando con sè tutto il battaglione. Il suo Comandante sapeva che, per aver la vittoria, era necessario cogliere di sorpresa il nemico, e perciò chiese al Tenente che lo affiancava un gruppo di  
valorosi che si portassero con slancio sulle trincee nemiche. 
A queste parole rispose con prontezza Cardelli, seguito da alcuni 
giovani audaci. L'entusiasmo fu più forte del dolore per le ferite. 
Gli eroi raggiunsero le trincee e, mentre si combatteva corpo a corpo, un colpo di pistola centrò in pieno petto Cardelli, facendolo 
stramazzare al suolo. 
Ma l'azione dirompente dei suoi pose fine al fuoco nemico, e il 
battaglione dei bersaglieri potè cosi insediarsi nelle trincee. 
Il Maggiore si avvicino a Cardelli, ma da quel corpo ormai in fin 
di vita proruppe solo un grido:" Viva l'Italia, viva l'Italia nosra, 
viva i bersaglieri." 
Il verbale di guerra riportà come, benchè fosse stato ferito due volte, non avesse abbandonato il combattimento, ma coraggiosamente si fosse slanciato in avanti entrando nella trincea 
nemica e, gridando "Savoia" avesse incitato i suoi compagni a seguirlo finchè il piombo nemico non lo uccise. 
Le sue ultime parole furono" Viva l'Italia". Venne sepolto nel cimitero di Streva.