MOTIVAZIONE "Benchè ferito due volte,
non abbandonava il combattimento, anzi valorosamente si
slanciava avanti nella trincea nemica e, gridando "Savoia",
incitava i compagni a seguirlo, finchè il piombo nemico lo
rendeva cadavere. Le ultime sue parole furono:
"Viva l'Italia!-Alpe di Cosmagnon, 10 ottobre 1916."
|
Cardelli fu chiamato alla visita di leva il 12 novembre 1914
all'età di 19 anni. Ma il giovane, pieno di forze e di amor patrio,
si arruolò il 16 gennaio 1915. Il suo numero di matricola era
il 137, classe 1895, destinazione 5° rgt bersaglieri, passato poi
al 7° btg. Ciclisti.
Il 24 maggio, alla dichiarazione di guera all'Austria , varcò il
confine col reggimento e prese posizione sul medio Isonzo.
Combattè sul Kolovrat, a Santa Lucia e a Santa Maria di Tolmino
e comportò brillantemente nell'assalto al trincerone del Monte
Mrzli. Ferito in combattimento e ammalatosi di tifo nell'agosto
1915, dopo lunga permanenza in luoghi di cura, nel giugno del 1916 riprese il suo posto in trincea e venne assegnato al VII btg.
Ciclisti del 7° rgt. bersaglieri col quale, ai primi di ottobre, si
trasferì in Vallarsa, ai piedi del Pasubio. Durante le operazioni
condotte dalla prima Armata e dirette alla riconquista del Col Santo e del costone di Portule, il 7° Ciclisti, unitamente al 72°
rgt. fanteria, ebbe l'arduo compito di procedere alla conquista
dell'aspra dorsale dell'alpe di Cosmagnon e occupare quindi il pianoro fra il Pasubio, il Roite e il Col Santo. Il 10 ottobre, inerpicandosi lungo gli aspri canaloni della Vallarsa, i bersaglieri
del 7° battaglione e i fanti della brigata "Puglia" piombarono sulle posizioni nemiche, e benchè duramente provati dal fuoco avversario, riuscirono a sboccare sull'Alpe di Cosmagnon.
Un gruppo di valorosi bersaglieri Ciclisti si lanciarono all'assalto
delle posizioni nemiche. In prima linea, tra gli ufficiali, vi era anche il bersagliere Cardelli che, mentre procedeva con passo agile verso la trincea da espugnare, venne colpito da una pallottola
che gli si conficcò nella spalla destra. Ma ciò non bastò a fermarlo
e continuò la sua marcia verso il nemico con dietro a sè altri valorosi. Anche se un'altra pallottola gli perforò il braccio sinistro, proseguì comunque l'avanzata, come nulla fosse, trascinando con sè tutto il battaglione. Il suo Comandante sapeva che, per aver la vittoria, era necessario cogliere di sorpresa il nemico, e perciò chiese al Tenente che lo affiancava un gruppo di
valorosi che si portassero con slancio sulle trincee nemiche.
A queste parole rispose con prontezza Cardelli, seguito da alcuni
giovani audaci. L'entusiasmo fu più forte del dolore per le ferite.
Gli eroi raggiunsero le trincee e, mentre si combatteva corpo a corpo, un colpo di pistola centrò in pieno petto Cardelli, facendolo
stramazzare al suolo.
Ma l'azione dirompente dei suoi pose fine al fuoco nemico, e il
battaglione dei bersaglieri potè cosi insediarsi nelle trincee.
Il Maggiore si avvicino a Cardelli, ma da quel corpo ormai in fin
di vita proruppe solo un grido:" Viva l'Italia, viva l'Italia nosra,
viva i bersaglieri."
Il verbale di guerra riportà come, benchè fosse stato ferito due volte, non avesse abbandonato il combattimento, ma coraggiosamente si fosse slanciato in avanti entrando nella trincea
nemica e, gridando "Savoia" avesse incitato i suoi compagni a seguirlo finchè il piombo nemico non lo uccise.
Le sue ultime parole furono" Viva l'Italia". Venne sepolto nel cimitero di Streva.
|