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Il 22 Giugno 1941 è la data d'inizio dell'attacco tedesco all' Unione Sovietica: le
divisioni della Wermacht avanzano inesorabilmente, mentre anche Italia, Romania, Slovacchia, e Finlandia entrano in
guerra al fianco delle truppe di Hitler. Nel nostro paese già dal Maggio 1941 si era valutata la possibilità di costituire un Corpo di
spedizione da inviare in Russia, poichè uno
scontro diretto tra gli eserciti di Hitler e di Stalin appariva sembre più probabile. Dell'esercito sovietico si sapeva ben poco:
soltanto il generale Francesco Saverio Grazioli
aveva avuto modo, nel 1934, di assistere alle
manovre delle forze armate russe in Ucraina.
La lunga e dettagliata relazione che aveva poi
presentato a Mussolini era però stata del tutto
dimenticata e non se ne tenne conto al momento della preparazione per la campagna
"Lo strumento bellico sovietico", così terminava la relazione di Grazioli, "nel suo complesso mi è parso tecnicamente di tipo
più offensivo che difensivo, per lo sviluppo
evidente di tutti i mezzi dinamici di potenza e
per la stessa impronta di intenso dinamismo
che i capi militari mostrano nell'esercizio delle
loro funzioni di comando in campo strategico e tattico". Grandi unità motorizzate con buona
copertura di aviazione:ecco il quadro generale
dell'esercito russo che oltretutto dal 1934 al
1941 aveva ulteriormente migliorato il suo
apparato bellico che, seppure inferiore a quello tedesco, era tuttavia uno dei più temibili dell'epoca, almeno sulla carta.

I piani tedeschi poggiano essenzialmente su
due elementi: sorpresa e rapidità. Si spera
quindi di terminare la campagna prima dell'inverno o, non riuscendovi, prima della fine delle ostilità con la Gran Bretagna.
L'intervento italiano si concretizza con l'invio
di un Corpo d'armata speciale formato da una
divisione celere e da due autotrasportate. Il
18 Giugno il Corpo d'armata autotrasportabile
reduce dalla Jugoslavia, viene rinforzato con
nuove truppe e servizi ed assume la denominazione di Corpo di spedizione italiano
in Russia (CSIR), accingendosi ad affrontare i
nuovi compiti. Il comando viene affidato al
generale Giovanni Messe. Le prime truppe
giungono il 12 Luglio nella Moldavia romena,
luogo di raduno, a nord-ovest di Jassy. Il 3°
reggimento Bersaglieri inquadrato nella divisione celere, parte il 24 Luglio dagli scali
ferroviari di Verona e di Peri per un viaggio di
ben 2.315 chilometri che lo porta, via Brennero-Salisburgo-Linz-Vienna-Budapest,
nella zona di Marmaros Sziget, da dove procede con mezzi propri. All'inizio delle operazioni in CSIR è così composto: divisione
celere principe Amedeo duca d'Aosta, divisioni
autotrasportabili Pasubio e Torino, intendenza
speciale est, due autogruppi e servizi. Un totale complessivo di 2.900 ufficiali, 58.800
uomini, 4.600 quadrupedi, 5.500 automezzi,
51 aerei da caccia, 22 ricognitori, 10 da trasporto. Il Corpo italiano è assegnato alla
seconda armata germanica che ne ordina il
concentramento, quale riserva, a Jampol, nella zona del Dnjester. Il terzo Bersaglieri al
momento ha una forza di 141 ufficiali e 3.261
uomini di truppa. Giunto in treno, inizia subito
la marcia di avvicinamento al nemico, percorrendo oltre 1.000 chilometri attraverso la Romania, la Bessarabia e l'Ucraina fino al
fiume Nipro, dove entra in contatto coi russi.
Qui i Bersaglieri prendono posizione sulla riva
destra del corso d'acqua, in sostituzione della
divisione tedesca SS Wiking. Alla loro destra si
schierano la legione camicie nere Tagliamento
ed il reggimento lancieri di Novara; alla sinistra, il reggimento Savoia cavalleria. Il 3° è formato dal 18° battaglione (maggiore Cini)
dal 20° (maggiore Tarsia), dal 25° (ten.col.Giraud, poi sostituito dal maggiore Rivoire), dalla 2° e 3° compagnia motociclisti
e dalla 172° e 173° compagnia cannoni da
47/32. La 2° compagnia moto e la 172° cannoni sono in realtà del 6° reggimento, ma
vengono distaccate al 3° per le operazioni sul
fronte russo. I battaglioni Bersaglieri sono schierati nella zona di Komenskoje col 20° al
centro , il 25° alla destra e il 18° alla sinistra;
il comando di reggimento è nel paese di Gorki
Dal 30 Luglio al 12 Agosto 1941 si svolge quella che verrà poi chiamata la battaglia dei
due fiumi, infatti le operazioni si sviluppano nella vasta pianura delimitata dal Dnjester e
dal Bug. I due fiumi hanno un andamento
quasi parallelo e forti contigenti del nemico
resistono accanitamente nella zona. La manovra avvolgente, mirante a imbottigliare
i sovietici, è affidata alla divisione Pasubio, che segue il corso del Bug fino a giungere a
Jasnaja Poljana, quasi sul Mar Nero, tagliando
così ai russi la strada della ritirata. Sono i motobersaglieri del 3°, in avanguardia alla divisione, a sostenere il primo scontro col nemico e a impegnarlo duramente. I russi sono costretti a ritirarsi.Il 3° Bersaglieri con
tutta la divisione prosegue allora puntando
verso il Dnieper. Giunti al Nipro e schierati come abbiamo già visto, i Bersaglieri fra il 28
ed il 30 Settembre forzano il fiume con i canotti: il 25° battaglione deve raggiungere
Jelissa Wetowka, il 20° invece conquista
Romankowo, dove si porta anche il 25° in un
secondo tempo. Aprendosi la strada combattendo, i fanti cremisi giungono la sera
del 29 a Petrikowka, dove viene realizzato il
collegamento con la divisione Pasubio.
Riconvergendo verso il fiume a ventaglio, i
Bersaglieri chiudono in una sacca ed eliminano le resistenze dei russi, allineati a
difesa della testa di ponte di Dniepropetrowsk
Con poche perdite da parte nostra si sono
ottenuti notevoli risultati: 10.000 prigionieri
russi cadono in mano ai soldati italiani oltre a
un ingente bottino di armi, automezzi, quadrupedi e materiali vari. |
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La notte dell'8 Ottobre il 3° occupa, col 20
battaglione, il paese di Ulianowka, contendendolo al nemico e viene investito dalla prima bufera di neve della stagione invernale incombente. Nei successivi giorni l'attacco prosegue, ma gli scontri sono prevalentemente di pattuglia. Il 12 Ottobre 1941 i fanti piumati entrano a Nowo Nikolajewka, quindi avanzano occupando Turkenowka e giungendo a Bolschoj il 16 dello
stesso mese. La rapida avanzata non deve
ingannare sulle reali difficoltà incontrate: il
nemico è più che attivo e deciso a vender caro
ogni chilometro di territorio. Come se ciò non
bastasse, le condizioni atmosferiche peggiorano in modo inatteso e precoce. Le
disastrate condizioni delle piste, sconvolte dal
fango, rendono la marcia degli automezzi
estremamente lenta e difficile. Solo durante le
prime ore del mattino il fango è ancora gelato
dal freddo notturno e consente ai mezzi di
muoversi: la messa in moto dei veicoli è però
problematica perchè di notte la temperatura
scende fino ai -40°, costringendo gli autieri a
sforzi notevoli per mantenere gli automezzi
efficienti. I Bersaglieri, che di motorizzato non
hanno ormai altro che il nome, proseguono
l'avanzata a piedi, combattendo contro un
nemico meglio abituato ai rigori e alle difficoltà stagionali. L'attacco del 18 Ottobre
permette la conquista di Massimilianowka e di
Roja; alle ore 16 del giorno 19 cade anche
l'obbietivo di Annowka. I figli di La Marmora
si sono fin qui comportati meglio di ogni più
ottimistica aspettativa; i soldati italiani in generale hanno dimostrato un coraggioso impegno che si è concretizzato in una serie
costante di successi.

L'attacco non rallenta e non si vuole dar tregua ai russi perciò i Bersaglieri devono ora
conquistare il nuovo importante obbiettivo di
Stalino, centro industriale e minerario,
capoluogo del bacino del Donez.
Il 3° alla sera del 20 ottobre raggiunge la periferia della città e si attesta ad est dell'abitato, mentre il 25° battaglione occupa
Michajlowka. I Bersaglieri, che per tutta la giornata hanno combattuto con decisione sotto la pioggia e su un terreno insidioso e difficile, si incontrano con gli alpini tedeschi del XLIX Corpo nella piazza Rossa della città.
in un clima di esultanza. Su tutto il fronte
l'avanzata delle forze dell'asse sembra inarrestabile. Leningrado è già accerchiata,
Mosca minacciata sempre più da vicino e kiev,
località principale del fronte meridionale, occupata con uno spaventoso bottino di materiali e prigionieri. I sovietici, che vedono
la zona di Charkov sempre più minacciata ed
il bacino del Donez ormai perduto, cercano di
attuare un'azione ritardatrice il più efficace
possibile, anche se il morale e la compattezza
delle loro unità si sono fortemente deteriorate
Lo schieramento per la presa di Stalino, compiuta dalla I armata, comprende il CSIR, il
XLIX Corpo d'armata alpino, il XIV e il III Corpo d'armata corazzati ( tutti e tre tedeschi)
Il fronte d'attacco si spiega per 150 chilometri
incontrando e superando numerose insidie
quali i reparti nemici, la guerriglia partigiana di
retrovia, le mine nascoste ovunque, la melma.
Anche la cavalleria russa è molto attiva ed i suoi cosacchi assaltano giornalmente le avanguardie italiane, specie sul fronte della
divisione Torino.Il 21 ottobre il 20° battaglione
raggiunge Grigoriewskoje ed il 25° Jussowo.
Il 18° battaglione intanto, inglobato in un raggrupamento motorizzato col reggimento
lancieri di Novara, conquista il giorno 23 Nowa
Powlowka ed il 28 abbandona il raggrupamento, appena disciolto. Al 22 ottobre l'organico del 3° Bersaglieri è di 136
ufficiali e3.314 uomini. Il reparto è distribuito
come segue: comando di reggimento e 25°
battaglione a Jussowo, 3° compagnia moto a
Stalino, 20° battaglione a Grigoriewskoje, 18°
a Nowo Nikolajewka. La seconda compagnia
motociclisti è invece passata a disposizione del comando del CISR. Il 24 Ottobre i fanti
cremisi del 20° battaglione occupano Pantelesmonowka e sono raggiunti dal resto del reggimento che si sta raggruppando in zona. Il 31 un plotone di motociclisti, di avanguardia all'80° fanteria, si scontra coi russi durante l'avanzata su Gorlowka. In questo frangente i Bersaglieri, abbandonate le
moto, attaccano appiedati ed il sergente Poggi
trova la morte.

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