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Una lieve avanzata pagata a caro prezzo: il
nostro esercito perse ben 113.000 uomini fra
morti, feriti e dispersi e gli austriaci altri
90.000.
Il 1916 vide l'inizio della quinta battaglia dell'Isonzo (11-29 Marzo); ordini emanati dai
nostri comandi prevedevano una dimostrazione in grande stile su tutto il fronte
sopratutto per impedire agli austriaci di distaccare unità sullo scacchiere francese dove
dove i tedeschi avevano iniziato il 21 Febbraio
il grande attacco di Verdun. Lo scopo riuscì in
quanto gli austro-ungarici restarono ancorati al fronte italiano, anche se i progressi da parte nostra furono scarsi. Con la fine di Marzo questo breve periodo offensivo cessò
proprio mentre si preparava una decisa azione
del nemico. Gli austriaci infatti, limitatisi a
controllare la nostra attività fino a Giugno,
sferrarono il 29 dello stesso mese un forte
attacco nella zona del San Michele, preceduto
per la prima volta dall'azione dei gas asfissianti. Seppure il loro intento venisse
fermato e i gas non sortissero gli effetti voluti,
questa battaglia ci costò 6700 perdite fra ufficiali e truppa. In Luglio il comando supremo organizzò una nuova offensiva che
avrebbe portato alla sesta battaglia dell'Isonzo (6-17 Agosto) o "battaglia di Gorizia".

Le due fasi delle operazioni condussero infatti alla presa della città e di
alcune posizioni nella cintura montana dal monte Cucco di Plava al San Marco.
Mancarono i risultati strategici che si erano
auspicati in un primo momento, tuttavia fu un
innegabile successo per le nostre armi.
Questa battaglia lasciò le nostre truppe
aggrappate all'arco di alture che si elevano
immediatamente a ridosso di Gorizia e agli
scaglioni pietrosi del Carso, ma altre e ben più dure posizioni si paravano davanti ad esse
Il mattino del 14 Settembre iniziò comunque
la settima battaglia dell'Isonzo (14-17 Settembre) durante la quale fu presa la "quota 144" come unico risultato di rilievo
finchè le violente intemperie intervenute e la
necessità di rafforzare le posizioni imposero
alla sera del 27 di sospendere ogni attività.
Il mattino del 9 Ottobre le artiglierie batterono
vigorosamente le linee nemiche: incominciava
l'ottava battaglia dell'Isonzo (9-12 Ottobre).
Il nemico costretto ad arretrare ovunque, riuscì però a contenere lo slancio dei nostri
fanti piumati e dalle altre unità, aiutato in questo dalle continue pessime condizioni del
tempo che preannunciavano un inverno molto
rigido. La nona battaglia dell'Isonzo (31 Ottobre-4 Novembre) vide il tentativo italiano
di strappare agli austriaci la linea Veliki-Pecinka-Bosco Malo e, possibilmente, la retrostante Faiti-Castagnavizza-Selo. Nella zona collinosa ad est di Gorizia si compirono
pochi progressi mentre nella zona del Carso
le fanterie dell'XI Corpo d'armata coronavano
vittoriosamente i loro precedenti sforzi. Fin dal
primo giorno la 49° e la 45° divisione avanzarono verso il Veliki ed il Pecinka; il
primo venne espugnato dalla brigata "Toscana" ed il secondo dalla brigata "Lombardia" affiancata dalla 1° brigata Bersaglieri comandata dal generale Montanari
Ogni contrattacco degli austriaci venne fermato dalle baionette dei Bersaglieri, che oltre a non cedere terreno riuscirono a consolidare e migliorare le loro posizioni. Questa offensiva si chiuse con risultati considerevoli: sul Carso l'avanzata si era addentrata per oltre cinque chilometri dal Vallone tanto che, come scrisse lo stesso generale Boroevic,"la zona che proteggeva
immediatamente Trieste si assottigliava sempre più e ad ogni passo indietro la fronte
si allungava maggiormente e si rendeva sempre più ingentela quantità di truppe necessarie". Inoltre la nostra offensiva aveva
pesato notevolmente sull'andamento generale delle operazioni alleate, infliggendo
al nemico gravi perdite (circa 80.000 uomini)
ed impedendogli di distrarre forze da impiegare contro la Romania. Il successivo duro inverno 1916-1917 fu molto inclemente
tanto da impedire ogni attività di rilievo e da
costringere i soldati a continua tortura, infausto presagio di future catastrofi.
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La decima battaglia dell'Isonzo (12 Maggio-4
Giugno), la cui offensiva venne affidata alla
III armata e alle unità del comando della zona di Gorizia, permise un avanzamento del
fronte di due chilometri in alcuni punti e fino
a quattro in altri. I prigionieri catturati furono
20.000 e 40 cannoni e vari materiali. Ma a
causa di una poderosa controffensiva austriaca, peraltro ben contenuta, i nostri
dovettero ripiegare fino alle trincee di partenza: gli unici vantaggi che rimanevano
erano le posizioni acquisite a nord di Gorizia
con la conquista del costone Kuk-Vodice, che
dominava l'Isonzo da una parte e l'altopiano
della Bainsizza dall'altro. Nell' Agosto 1917
iniziò la penultima battaglia dell'Isonzo: l'undicesima (18 Agosto-12 Settembre).
Ecco il riassunto degli obbiettivi dell'offensiva:
al centro il XXIV Corpo tendeva alla conca di
Vhr per scardinare e aggirare le posizioni
nemiche; all'ala sinistra il XXVII Corpo puntava su Lom di Canale e verso Tolmino per affacciarsi da sud alla piana di Tolmino
stessa; all'ala destra il II Corpo mirava ad
aggirare da nord le posizioni di monte Santo
e di monte San Gabriele. Il VII Corpo, avrebbe appoggiato con azioni diversive; il
II e infine l'VIII avrebbero dovuto operare in
coordinazione con la III armata per sviluppare una azione a cavallo del Vipacco. Di fronte alle nostre truppe era schierata la V armata austro-ungarica, che dopo la battaglia di Maggio era stata battezzata "Isonzo Armèè".

Essa comprendeva ora 3 Corpi d'armata con
13 divisioni a nord di Gorizia e 2 Corpi con
9 divisioni a sud. La grande battaglia, iniziata
il mattino del 18, vide il tentativo alquanto
arduo di forzare la linea dell'Isonzo,
oltrepassando il fiume sotto un nutrito fuoco
nemico. Il bottino dello scontro, protrattosi in
forma cruenta fino al 24, vale a dimostrare il
successo che pur non strategico fu però
tatticamente consistente. Per la prima volta
inoltre si videro grandi unità combattere
manovrando e tutto il sistema difensivo
avversario venne notevolmente sconquassato
tanto da constringere il Ludendorff ad affermare che "l'Austria era sempre più stretta
alla gola dall'Italia". Ma il momento cruciale
doveva ancora venire per il nostro esercito ed
in questo frangente i Bersaglieri ed i Cavalieri
non smentirono le loro tradizioni, accomunati
dalle caratteristiche di velocità ed ardimento.
Fu infatti con la dodicesima battaglia dell'Isonzo (24 Ottobre-9 Novembre), per noi
tragica, che i nostri soldati soffrirono il più
duro contraccolpo militare e psicologico di tutta
la guerra. Questa volta furono gli austro-tedeschi a passare all'attacco, dopo la loro decisione di respingere i nostri fino al Tagliamento onde proteggere Trieste da ogni
minaccia. Il generale tedesco Krafft von Dellmensigen riuscì a far valere le sue opinioni
per una avanzata dalla conca di Plezzo a Tolmino, sostenendo che proprio in quella zona le difese italiane risultavano sostanzialmente deboli e vulnerabili a una
azione combinata austro-tedesca. L'offensiva
venne significativamente battezzata
"Waffentrau" ovvero "fedeltà d'armi".
Il 24 Ottobre 1917, dopo un poderoso Bombardamento d'artiglieria elementi delle
"Sturmtruppen" tedesche e "Alpenkorps"
austriaci assaltarono a valanga le nostre linee
nell'alto corso del fiume: i nostri cercarono,
malgrado la sorpresa avesse effetto, di opporre resistenza a un nemico divenuto ormai numericamente ben superiore. Nella
valle dell'Isonzo le truppe schierate a Kammo
fra cui vi era il 2° Bersaglieri, tennero la
posizione con grande valore finchè non vennero aggirate da una divisione slesiana.
Alle 15 del pomeriggio Caporetto era già nelle
mani dei nemici. In conseguenza di questo
risultato le nostre truppe sul monte Nero rimasero tagliate fuori, ma Bersaglieri del 9° e
reparti alpini riuscirono per vari giorni, arroccati
sul monte, a opporre una strenua quanto vana resistenza. Un altro battaglione del 9°
Bersaglieri si batteva al comando del maggiore Jannone sul Kozziak. La caduta, il
giorno 26, del monte Maggiore, su cui il Cadorna aveva imperniato tutte le possibili
resistenze, provocò il crollo in cui venne travolta anche la IV brigata Bersaglieri.

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