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ADUA FIUME DI SANGUE EL ALAMEIN PIUME NELLA STEPPA
Home STORIA IL TRICOLORE CHI SONO LINKS LE GRANDI BATTAGLIE

FIUME DI SANGUE

CONTRIBUTO DEI BERSAGLIERI ALLE DODICI GRANDI BATTAGLIE CHE DAL GIUGNO 1915

ALL'OTTOBRE 1917 PRESERO  IL NOME DAL FIUME ISONZO

 

Il nome del fiume Isonzo è legato ai fatti d'arme svoltisi durante la grande guerra nelle

zone da esso bagnate. Chi dalla pianura friulana avanzi verso est, oltre le floride campagne punteggiate di campanili, vedrà

sorgere sulla sua sinistra le alture del Collio,

foggiate a speroni incisi dalle correnti dell'Jundrio e digradanti verso la piana da nord a sud e da est verso ovest. Dall'altra parte troverà invece la terrazza brulla e piatta

dell'altopiano carsico che si abbassa a sud sulla marina di Monfalcone e di Duino. Nel

mezzo la pianura, attraversata in senso nord-

sud dall'Isonzo, si va man mano restringendo

nella valle del Vipaccio(Frigido) che si addentra fra il tavolato carsico e la selva di

Tarnova. Nell'angolo di confluenza Isonzo-

Frigido, coronata a est dalle alture, sorge la

città di Gorizia. Lungo l'ampio arco che l'Isonzo descrive ai piedi dell'altopiano carsico

si trovano Gradisca, Sagrado, Fogliano,  Polazzo, Redipuglia, San Pietro, Ronchi,

Vermegliano e altre località che furono coinvolte nella grande guerra. Più a sud è Monfalcone, coi cantieri navali. In questi luoghi i Bersaglieri combatterono alcune fra le

più aspre battaglie del conflitto ed il loro

tributo di sangue fu altissimo. A cavallo dell'

Isonzo si svolsero, fra il Giugno 1915 e l'Ottobre 1917, ben dodici battaglie che

presero il nome dal fiume stesso. Il fiume

nasce dal monte Travnich a circa 807 metri di

altitudine e nel suo lungo percorso sfiora molti dei luoghi più contesi durante la grande guerra. Basti citare l'altopiano della Bainsizza

Gorizia e le alture circostanti, l'altopiano carsico: tre nomi che racchiudono due terzi del conflitto sul fronte italiano. Per avanzare verso est l'esercito dovette affrontare un terreno

tatticamente ostile che rendeva difficile la marcia, tagliata dalla linea fluviale dell'Isonzo e dominata dall'alto da catene più o meno

elevate di alture: il formidabile bastione monte Nero-Merzli-Vodil a nord, il terrazzo della Bainsizza, il sistema collinoso a ridosso

di Gorizia ed infine l'altopiano carsico, barriera sulla strada per Trieste. E' vero che vi era

comunque una via di relativamente facile

avanzata costituita dalla valle del Vipacco,

tuttavia quest' ultima oltre a essere dominata

ai lati dalla selva di Tarnova  e dal Carso era

per di più sbarrata in fondo alla selva di Piro.

Inoltre, interotta da alcune serie di colline

trasversali che avrebbero potuto costituire

successivi sbarramenti. Fu perciò a ragione che il comando austriaco, subito dopo i primi

segni dell'offensiva italiana, proclamò alle sue truppe:"Abbiamo da conservare un terreno che è fortificato dalla natura; davanti a noi un

gran corso d'acqua, dal lato nostro una cortina di rocce da cui si può tirare come da una casa

di dieci piani. Pensate ai monti, che sono tutta

la nostra forza". Infatti fu proprio sotto un

micidiale fuoco proveniente da posizioni ben

difendibili che i Bersaglieri come gli altri Corpi

dell'esercito subirono un olocausto di perdite.

Da documenti ufficiali nemici, venuti alla luce

dopo la guerra, si è potuto apprendere che il

generale Conrad, capo di stato maggiore

austro-ungarico, ordinò per il 21 Maggio la

radunata sull'Isonzo e richiamò dai Balcani

la V armata che via ferrovia doveva raggiungere le 6 divisioni già presenti sul fronte italiano. I lavori difensivi furono così

febbrilmente intensificati ovunque, di conseguenza i comandi austriaci attendevano

con fiducia e relativa tranquillità l'offensiva

italiana. Dopo il primo balzo in avanti l'offensiva di Cadorna si arenò lungo le rive

dell'Isonzo e fu necessaria una pausa alle

operazioni. Dopo pochi giorni cominciò la

prima battaglia dell'Isonzo (23 Giugno-7 Luglio) quando, terminate le operazioni di

mobilitazione il 22 Giugno Cadorna emanò

gli ordini per l'attacco al campo trincerato goriziano, da Plava al monte San Michele.

Se la nostra forza d'urto era superiore al

numero dei difensori, scarseggiava di contro il

supporto d'artiglieria, indispensabile per attaccare forti posizioni difensive. Numerosi

furono gli attacchi sferrati fino al giorno 26

contro le difese che dominavano Plava e contro quelle a protezione di Gorizia, ma essi

non diedero, nonostante le gravi perdite,

che scarsi risultati. Il 5 Luglio, dopo breve pausa, fu ripreso l'attacco al Podgora ed alle

alture di Oslavia, ma nonostante ogni sforzo

il nemico resistette con decisione. Ai piedi del

Carso le truppe dell'XI Corpo poterono compiere il passaggio dell'Isonzo, alle falde

del San Michele e congiungersi con quelle del

VII, già passate più a sud, ed assalire con esse i primi gradini dell'altopiano. Ogni sforzo

venne frustrato dal preciso tiro nemico e dalla

sua più potente artiglieria, che stroncò azione

su azione provocando vuoti paurosi nelle nostre file. I Bersaglieri erano sempre in testa

ed i loro ciclisti seguitarono ad irrompere in

continui assalti da Quisca a Villa Morosini e dal

Podgora alla foce dell'Isonzo.

 

       CICLISTI SUL FRONTE DELL'ISONZO

 

La seconda battaglia dell'Isonzo (18 Luglio-

3 Agosto), chiamata anche la " battaglia di

San Michele", vide l'offensiva italiana concentrarsi con accanimento su questa

posizione. Di fronte al groviglio di trincee della

zona centrale dell'altopiano tra il San Michele

ed il Sei Busi erano achierate la 19° e 21°

divisione dell'XI Corpo e la 20° del X Corpo.

Contro il Sei Busi stesso e le alture di Sels e

Monfalcone si trovava il VII Corpo. Dopo attacchi e contrattacchi continui, posizioni prese quindi perse, riprese ed ancora perdute,

il 3 Agosto la battaglia venne sospesa. In questa occasione l'11° e l'8° battaglione

Bersaglieri si batterono come leoni al comando del tenente colonello Sante Ceccherini e del maggiore Andrea Battinelli.

Cadorna, mantenendo la pressione sulle linee

austriache, andava ora preparando una nuova e più potente offensiva per i mesi autunnali.

Gli ordini per questo nuovo sforzo vennero

emanati il 1° Ottobre. Lo scopo primario

dell'offensiva era la espugnazione del campo

trincerato di Gorizia. La lotta si svolse in due

riprese: la prima dal 18 Ottobre al 4 Novembre (terza battaglia dell'Isonzo). Sette

Corpi d'armata per complessive 18 divisioni

presero parte alla battaglia da Plezzo al mare.

Nonostante il rafforzamento della nostra artiglieria, il nemico disponeva di un maggior

numero di cannoni oltre a 140 battaglioni

aggueriti e ben difesi. Nonostante gli attacchi

compiuti fino al 26 Ottobre, che ci permisero

di acquisire alcune buone posizioni, gli austriaci riuscirono con un poderoso contrattacco  effettuato la sera del 26 stesso

a riprendere quasi al completo il terreno perduto. Su tutto il fronte non vennero risparmiati uomini e mezzi per riuscire nell'intento di strappare ogni posizione 

possibile al nemico. Devastazioni di ogni genere rendevano però difficili i rifornimenti,

il tempo inclemente ed il fuoco nemico diedero alla scena un tono apocalittico. Centinaia di Fanti e Bersaglieri immolarono

la loro giovane vita in questi scontri. I nomi

rimasti celebri delle trincee, dei razzi, delle

frasche, dei morti e dei sassi rossi, testimoniarono come il loro sacrificio abbia avuto larga eco nel paese. Il comando supremo stabilì poi che per il 10 Novembre si

dovesse riprendere l'offensiva che fino a quel

momento non aveva dato i risultati sperati.

L'urto principale era concentrato da Oslavia al

Sei Busi, mentre sugli altri tratti del fronte

dovevano svolgersi attacchi dimostrativi per

sviare l'attenzione del nemico dal punto focale

Il 2 Dicembre questa azione venne alla fine

sospesa anche perchè, dopo due mesi di lotta

durissima, le truppe erano giunte al limite di

ogni capacità di resistenza. Durante questa

seconda fase si riuscirono comunque a

conquistare importanti posizioni a Oslavia e sul Podgora; buoni successi si ebbero sul Carso.

 

 

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